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PROGETTO LANA DI PECORA: # FIGURA ALIENA 6 #

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LANA
(da rifiuto speciale a risorsa sostenibile)

Presentazione
Un giorno di agosto dell’anno del Covid, quando la pandemia sembrava darci una tregua, ne approfittai per fare una passeggiata in solitaria lungo un sentiero che, dalla mia abitazione, porta all’ Azienda Agricola Ca’ Vegia in Val d’Intelvi (CO). Un percorso che faccio spesso e sul quale quel giorno ho avuto la fortuna di incontrare il pastore impegnato nella tosatura delle sue pecore.
Un’esperienza unica e folgorante!
Dopo un breve scambio di battute, il pastore acconsentì di buon grado ad accogliere la mia richiesta di passare a ritirare i velli tosati dando inizio al mio nascente progetto di lavorazione a livello artigianale e casalingo della lana. Confesso che al momento non avevo alcuna idea riguardo la lavorazione ma, grazie al web, in poco tempo riuscii a trovare le principali informazioni sulle fasi del processo che misi in atto in modo del tutto artigianale con i mezzi che avevo a disposizione.
Dopo aver eseguito la cernita, passaggio fondamentale per separare il vello dagli escrementi, pezzi di paglia, foglie, terra, e semi, passai al lavaggio adagiando il pellame grezzo sui cespugli ornamentali del ginepro del mio giardino e lasciando che i temporali estivi di due e tre giorni provvedessero ad eseguire un prelavaggio naturale.
Successivamente mi occupai, dapprima del lavaggio a mano con acqua calda, lisciva di cenere ed aceto in contenitori di plastica e, successivamente in lavatrice con l’accortezza di mettere la lana in sacchi di iuta e di usare l’ammorbidente,
Infine, utilizzai per l’asciugatura il calore naturale del sole delle giornate estive. Terminati questi passaggi, la trasformazione è compiuta e la lana cardata è pronta per prendere la forma che nel frattempo era maturata nella mia testa.
E se non avessi recuperato questa lana?
Sarebbe stata smaltita come rifiuto speciale, Un costo, anziché un valore.
Questa esperienza mi ha insegnato che nasce, d’istinto, la necessità di riscoprire le preziose ed uniche risorse primarie dell’agricoltura e dell’allevamento attraverso metodi di lavorazioni antichi che ne consentano il riuso ed eventualmente, il riciclo.
Si potrebbe aprire uno scenario di multifunzionalità per le Aziende Agricole situate in zone marginali, oggi destinate alla scomparsa a causa della globalizzazione, legato alla produzione, trasformazione e vendita del prodotto tessile artigianale (lana, filato, tessuto, prodotto confezionato).
Sarebbe auspicabile, quindi, considerare anche piccoli quantitativi di lana caratteristica di un territorio, un prodotto agricolo a tutti gli effetti che l’azienda agricola potrebbe commercializzare attraverso canali di vendita diretta.
Conseguentemente, il ricollocamento della lana in circuiti produttivi artigianali di nicchia a valore aggiunto, avrebbe una ricaduta importante in termini ambientali e culturali, non solo per l’azienda agricola, ma anche per il territorio, purché alla lana siano riattribuiti status di materia prima e dignità di prodotto a tutti gli effetti.